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Si è conclusa con grande partecipazione, presso il Polo Artistico Culturale di Casa Marchini Ramello, la Seconda edizione del Concorso Mostra “Biennale San Maurizio Canavese 2026”, promossa dall’Unitre di San Maurizio Canavese come momento di incontro, cultura e valorizzazione della creatività artistica del territorio.

Un momento atteso per l’Unitre e per la comunità

Ad aprire la cerimonia è stato il presidente dell’Unitre, Roberto Canova, che ha sottolineato il valore dell’iniziativa e l’impegno richiesto per realizzare una manifestazione di qualità.

La mostra, ha ricordato, rappresenta pienamente lo spirito del Polo Artistico Culturale di Casa Marchini Ramello: un luogo aperto alla cultura, alla conoscenza e alla partecipazione. Uno spazio in cui le persone possono incontrarsi, condividere interessi, esprimere talenti e contribuire alla vita culturale del paese.

Canova ha inoltre ringraziato l’Amministrazione comunale per la presenza e per il sostegno garantito durante l’anno, ricordando come la collaborazione tra istituzioni e associazioni sia fondamentale per mantenere vivo un polo artistico e culturale.

Il saluto dell’Amministrazione comunale

Alla cerimonia erano presenti l’assessora alla Cultura Sonia Giugliano, l’assessore alla Sicurezza e alle Attività produttive Andrea Persichella e il consigliere Luca Muscat, con deleghe allo Sport e al Bilancio.

Nel suo intervento, l’Amministrazione ha portato i saluti del Sindaco e ha espresso gratitudine nei confronti dell’Unitre per il ruolo svolto in questi anni. È stato sottolineato come le strutture, anche le più belle, abbiano bisogno di essere vissute, abitate e curate da persone e associazioni capaci di renderle realmente vive.

Un particolare apprezzamento è stato rivolto all’Unitre per la capacità di proporre conferenze, corsi e iniziative rivolte non solo alla “terza età”, ma alle tre età, con uno spirito inclusivo e aperto a tutta la comunità.

Una mostra cresciuta oltre le aspettative

La vicepresidente Valeria Landrino, artista e principale artefice dell’organizzazione, ha illustrato i numeri e il significato della mostra.

La manifestazione è stata chiamata “Biennale” perché segue la prima edizione del 2024 e si propone di continuare nel tempo con cadenza biennale. Il risultato di questa seconda edizione è stato definito molto positivo, con adesioni superiori alle aspettative.

Alla mostra hanno partecipato 44 artisti. Le opere in concorso sono state 39, affiancate da altre opere in esposizione. Ogni artista poteva presentare due lavori, uno in concorso e uno fuori concorso, oppure una sola opera. Tema, formato e tecnica erano liberi.

Questa libertà espressiva ha favorito una partecipazione ampia e variegata, offrendo agli artisti la possibilità di proporre opere personali, nate da sensibilità, percorsi e linguaggi diversi.

Un premio pensato per valorizzare gli artisti

Le tre opere vincitrici sono state premiate a pari merito. Il premio consiste nella possibilità di realizzare una mostra personale o collettiva negli stessi Polo Artistico Culturale di Casa Marchini Ramello, indicativamente tra l’ultima decade di novembre e la prima decade di dicembre, sempre con il patrocinio del Comune.

Valeria Landrino ha sottolineato quanto sia importante, per chi dipinge e crea, avere luoghi in cui poter esporre le proprie opere. La possibilità di mostrare il proprio lavoro al pubblico rappresenta infatti un riconoscimento concreto e prezioso.

Come nella precedente edizione, è stato inoltre consegnato un attestato a ogni partecipante.

Una partecipazione che attraversa le generazioni

Uno degli aspetti più significativi emersi durante la cerimonia è stata la varietà anagrafica dei partecipanti. Alla mostra hanno preso parte artisti dagli 18 anni fino agli oltre 80 anni.

Questo dato è stato accolto con particolare soddisfazione, perché conferma la vocazione dell’Unitre come luogo delle “tre età”, capace di coinvolgere persone diverse per esperienza, età e percorso personale.

La partecipazione dei giovani, accanto ad artisti più maturi, ha dato alla mostra un valore ulteriore: quello del dialogo tra generazioni attraverso il linguaggio dell’arte.

La giuria e il valore della condivisione artistica

A presentare le opere premiate è stato Filippo Manassero, pittore, restauratore e docente di pittura, attivo dal 1978 nel campo della decorazione artistica, del restauro di tele e affreschi e, più recentemente, della formazione artistica e della pittura giapponese e zen.

Nel suo intervento ha raccontato di essere stato invitato a partecipare come giurato e di aver accettato con piacere, pur non avendo inizialmente previsto questo ruolo.

Ha espresso apprezzamento per la qualità e la varietà delle opere esposte, sottolineando come l’arte abbia un valore profondamente democratico. Al di là dei diversi livelli tecnici, ogni opera rappresenta infatti un gesto di condivisione: l’artista offre agli altri il proprio sguardo, il proprio lavoro e la propria sensibilità.

Tre opere, tre anime diverse

La scelta dei vincitori è stata condivisa da Filippo Manassero e da Sonia Giugliano i due giudici individuati. Il criterio seguito non è stato quello di stabilire una classifica tradizionale, ma di individuare tre opere capaci di rappresentare tre anime diverse della mostra.

In una collettiva a tema libero, dove era presente una prevalenza di linguaggi pittorici più classici, la giuria ha voluto dare spazio anche a ricerche più personali e meno consuete. L’obiettivo è stato quello di valorizzare sensibilità differenti, tutte meritevoli di attenzione.

Prima opera premiata: “Scorci di laguna”

Tra le opere premiate figura l’acquerello “Scorci di laguna” di Marisa Laura Levra Levron

L’opera, dedicata a Venezia, è stata apprezzata per la qualità dei rapporti cromatici, per l’equilibrio dei colori e per la capacità di restituire l’atmosfera lagunare attraverso piccoli segni essenziali.

La giuria ha evidenziato la sensibilità cromatica dell’artista e la sua capacità di accennare senza eccedere nel dettaglio, lasciando spazio al vuoto, al silenzio e all’atmosfera.

Seconda opera premiata: Alberi nella notte

La seconda opera premiata è  Di Caro Carlo, un lavoro monocromatico dominato dal contrasto tra il nero profondo e la presenza di due fusti bianchi.

L’opera è stata letta come qualcosa di più di un semplice paesaggio notturno: una soglia, un confine simbolico tra il mondo ordinato e la foresta. La scelta del monocromo è stata interpretata come una decisione espressiva forte, quasi spirituale, capace di concentrare l’attenzione sull’essenza dell’immagine.

I rami spogli, la corteccia e la presenza silenziosa degli alberi restituiscono una sensazione di memoria, di tempo e di attesa.

Terza opera premiata: I Draghi

La terza opera premiata è di Franco Brunetta.

A differenza di lavori più immediati, quest’opera chiede tempo e attenzione. Non cattura lo sguardo con un gesto vistoso, ma invita ad avvicinarsi e a osservarne i dettagli.

La giuria ha sottolineato il carattere minuzioso e meditativo del lavoro, paragonandolo alla qualità silenziosa di un mandala. La superficie punzonata, pur rimanendo liscia, porta i segni di una lavorazione fisica della carta, una stratificazione che conserva la memoria del gesto e del tempo.

Un ringraziamento a tutti i partecipanti

La cerimonia si è conclusa con un ringraziamento rivolto a tutti gli artisti partecipanti. Roberto Canova ha ricordato che, al di là dei premi, il valore più importante è stata la partecipazione stessa.

Avere preso parte alla mostra è stato definito un dono fatto a se stessi, all’Unitre e alla comunità. La “Biennale San Maurizio Canavese 2026” si conferma così non solo come concorso artistico, ma come occasione di incontro, crescita culturale e condivisione.

L’arte come spazio comune

La seconda edizione della Biennale ha dimostrato come l’arte possa diventare uno spazio comune, capace di unire persone diverse, generazioni diverse e sensibilità differenti.

L’Unitre, con questa iniziativa, conferma il proprio ruolo di presidio culturale attivo, aperto al territorio e capace di trasformare la passione individuale in patrimonio condiviso.

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